giovedì 6 giugno 2013

MarX & l'AlienazionE

Il concetto di Alienazione è strettamente legato al concetto di lavoro in Marx.
 
Ma partiamo un pò più da lontano. Marx desume il concetto di alienazione dal suo maestro Hegel. In Hegel l’alienazione è il procedimento che permette all’Autocoscienza di porre se stessa come oggetto. In questa maniera l’Autocoscienza si aliena da sè stessa per poi poter infine ritornare in se stessa.
Nell’analisi socio-economica dell’uomo di Marx soggetto dell’alienazione non è un concetto astratto e fittizio, secondo Marx, come l’autocoscienza hegeliana, bensì l’uomo nella sua condizione storico reale. L’uomo è il soggetto dell’alienazione nella sua vita quotidiana. Essendo il lavoro l’unica manifestazione della libertà umana l’alienazione si manifesta nell’attività lavorativa.

Secondo Marx nella società capitalista
“Non è l’operaio che adopera i mezzi di produzione ma sono i mezzi di produzione che adoperano l’operaio; invece di venire da lui consumati come elementi materiali della sua attività produttiva, essi consumano lui come fermento del loro processo vitale; e il processo vitale del capitale consiste solo nel movimento di valore che valorizza se stesso.” (da “Il Capitale” 1867). Ovvero la proprietà privata aliena l’uomo da sé in quanto il fine del processo lavorativo non è più l’uomo ma il capitale; nella società capitalista l’uomo è passato dall’essere il fine all’essere il mezzo.
L’alienazione estrania l’uomo da se stesso allontanandolo dalla natura e dai rapporti con gli altri uomini. La società capitalista “separa dall’uomo il suo essere oggettivo quasi fosse un essere soltanto esteriore o materiale; e così non assume il contenuto dell’uomo come la vera realtà di esso.” (da “Critica della Filosofia hegeliana del Diritto” 1843).
L’alienazione è quindi una condizione storica dell’uomo nella società capitalista. Al contrario, nel comunismo la soppressione della proprietà privata eliminerà il carattere alienante del lavoro consentendo all’uomo di appropriarsi della sue essenza, superando il conflitto tra esistenza ed essenza, tra libertà e necessità.
Marx identifica anche un’alienazione religiosa. L’alienazione religiosa porta a vedere l’essenza umana come universale ed astratta, ovvero libera da ogni rapporto con l’oggetto stesso. L’alienazione religiosa porta a parlare dell’essenza dell’uomo rifiutandosi di prendere in oggetto l’essenza dell’uomo nei rapporti oggettivi che lo costituiscono.
L’alienazione religiosa non è solo tipica delle religioni, ma anche di tutte le filosofie idealistiche, come ad esempio la filosofia di Hegel. Risultato dell’alienazione religiosa è un mondo rovesciato in cui al posto dell’uomo reale vi è l’immagine ideale dell’essenza dell’uomo.
“La religione è la teoria generale di questo mondo rovesciato, il suo compendio enciclopedico, la sua logica in forma popolare, il suo point d’honnuer spiritualistico,  il suo entusiasmo, la sua sanzione morale, il suo solenne completamento, il fondamento universale della consolazione e della giustificazione di esso.” E’ in questa chiave che Marx definisce la religione come l’oppio dei popoli.
L’alienazione religiosa porta anche un alienazione nello stato politico dove l’uomo “conduce una doppia vita, una vita in cielo e una in terra, la vita nella comunità politica nella quale egli si considera natura sociale e la vita nella società civile nella quale egli agisce da uomo privato, considera gli altri uomini come mezzi, degrada se stesso fino a ridursi in strumento e diventa il trastullo di forze a lui estranee.”
Dello stesso stampo è la critica che Marx porta ad Hegel. Hegel parlando dell’alienazione dell’autocoscienza parla di un’alienazione nell’alienazione. Ma è merito di Hegel l’aver concepito l’uomo come il risultato del proprio lavoro.


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